Come aprire un’impresa in Cina

DESCRIZIONE

Dopo tanti anni di crescita a due cifre, il Pil dell’economia cinese ha cominciato a scendere fino a raggiungere il 6,7% nel 2016, segno di un assestamento che ha visto emergere una nuova classe media, con reddito paragonabile a quello americano o europeo, in crescita costante. In questo nuovo panorama, se fino agli inizi degli anni 2000 gli italiani andavano in Cina solo per produrre a basso costo, oggi iniziano a produrre qui per soddisfare la domanda interna, concentrandosi soprattutto nell’area compresa tra Shanghai, Hangzhou e Nanjing.
Shanghai in particolare è l’occhio della Cina, il suo cuore, il centro finanziario, il luogo dove tutto accade e tutti vogliono vivere. La sua popolazione è gente benestante, moderna, che richiede servizi di qualità, in special modo quelli legati alla cura della persona (parrucchieri, barbieri, estetica, spa) ma anche ristoranti “di nicchia”, specie quelli italiani. Le opportunità sono tante, ma gli ostacoli non mancano.
Cosa consigliare dunque a chi avesse intenzione di trasferirsi in Cina? Per chi arriva con un contratto di lavoro, assunto da un’azienda italiana, le cose sono semplici. Per chi invece desidera avviare in loco un’attività imprenditoriale, invece, la situazione è più complessa. Dal punto di vista burocratico, occorre procurarsi un Visto M, quello previsto per attività commerciali. Ora, negli ultimi mesi la normativa dei Visti è cambiata, e non è affatto facile ottenerne uno. Il consiglio è di rivolgersi agli enti istituzionali presenti sul territorio: Camere di commercio, consolati, ambasciate.
Una volta ottenuto il visto, si possono aprire quattro tipi di società: 1) Società a totale capitale straniero. 2) Società cinese. 3) Joint venture italo-cinese. 4) Ufficio di rappresentanza. Quest’ultimo è l’emanazione di una società italiana, che non può fare business diretto ma solo rappresentanza. Può trattarsi del primo passo per entrare nel mercato cinese. Nel caso si voglia invece avviare una succursale italiana in Cina, il consiglio è di rivolgersi alla Simest, la banca di investimenti pubblici che sostiene gli investimenti all’estero.
Una volta archiviata tutta la trafila burocratica, il suggerimento degli esperti prima di avviare una qualunque attività è quello di trovare gli opportuni canali di ingresso in Cina. L’ideale è restare nel territorio per un periodo medio-lungo, parlare con gli altri italiani che sono lì, verificare che il proprio prodotto abbia mercato e capire come inserirsi. La lingua? Non è un grosso ostacolo. Pur sembrando molto difficile, a causa della diversità dell’alfabeto, è in realtà già parlata da molti italiani.

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2017-04-23T09:24:25+02:0023 Aprile 17|Estero|